NATA FARFALLA

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Poesia

 

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EAN: 9788897382089 COD: 485 Categoria: Tag:

Descrizione

Poesia. C’è molto vento nelle poesie di Serena Piccoli, nominato e ripetutamente evocato, abita le sue parole e le rivolta, quasi riseminandole sulla pagina. Immersa in un bucolico universo composto di campi di grano, alberi da frutta, pioppi, cipressi e piccoli animali come picchi, rondini, rane e cormorani e pesci che compaiono e spariscono veloci, la poetessa dipinge la quiete che la circonda, una quiete serena e fedele che è presto destinata a essere rovesciata dalle sferzate di quel vento, dalle onde che agitano e attraversano il corpo lasciandolo tramortito, ma rinnovato. Sembrano uscite da un altro tempo, e da un’altra geografia, queste liriche scritte da una giovane poetessa padovana che trasfigura il quotidiano in mito e meraviglia… Leggendo non si può non ritrovarvi la lucentezza dell’antica lirica d’amore greca, i colori e i profumi di una natura che prevale su tutto e rispecchia l’intimo del poeta. La poesia di Piccoli ricorda la necessità di custodire preziosamente l’amore e di accogliere le sue infinite forme e bellezze, imprevedibili, spesso nascoste e invisibili agli occhi non pazienti.

 

Informazioni aggiuntive

Prezzo di copertina

€ 10,00

Pagine

96

Lingua

Italiano

Genere letterario

poesia

Prefazione

C’è molto vento nelle poesie di Serena Piccoli, nominato e ripetutamente evocato, abita le sue parole e le rivolta, quasi riseminandole sulla pagina. Viene da lontano, a volte è l’esotico ghibli, a volte il nordico maestrale, o il più caldo e sabbioso scirocco, entra nei pensieri della poetessa portando le note e gli odori della sua innamorata distante. È il vento che guida la penna, e la sbatte.

Immersa in un bucolico universo composto di campi di grano, alberi da frutta, pioppi, cipressi e piccoli animali come picchi, rondini, rane, cormorani e pesci che compaiono e spariscono veloci, la poetessa dipinge la quiete che la circonda, una quiete serena e fedele che è presto destinata a essere rovesciata dalle sferzate di quel vento, dalle onde che agitano e attraversano il corpo lasciandolo tramortito, ma rinnovato.

Sembrano uscite da un altro tempo, e da un’altra geografia, queste liriche scritte da una giovane poetessa padovana che trasfigura il quotidiano in mito e meraviglia, in cui appaiono Veneri dalle onde e «i sospiri diventano bora». La città è bandita e la frenetica agitazione urbana scompare. I suoni sono quasi assenti in un tripudio di colori e di visioni variopinte «prati verdi in città fumose/cavalli berberi in strade affollate».

In costante movimento, i paesaggi naturali si rinnovano inseguendo un’eterna rinascita. I deserti e gli aridi fossi si alternano a verdi campi maturi, a prati e fiori e melograni, che subitamente ricordano alla poetessa la forza onnipotente dell’amore. Leggendo non si può non ritrovarvi la lucentezza dell’antica lirica d’amore greca, i suoi raggi di luce, i colori e i profumi di una natura che prevale su tutto e rispecchia l’intimo del poeta.

Perso in questa natura, lo sguardo è quello di chi è sempre in cammino «seguendo gheppio, delfino, lucertole». Non si arresta mai, attraversa piogge di sabbia o nebbie notturne, incontra mari in tempeste e oceani mugghianti mentre «l’amore s’avanza e s’ingrossa».

Questo pellegrinaggio estatico è destinato a non avere fine, finché si potrà ascoltare «il crepitio delle ruote dell’amore» che «scoppiettano come legni in fiamme».

Il motore delle parole è un sentimento che non si attarda a descriversi, ma esplode in fertili metafore. Le accumulazioni, le anafore, le ripetizioni e le assonanze si rincorrono in una lingua poetica tutta dedicata a un unico amore, ricercato, vagheggiato, rincorso e continuamente perduto.

Infatti, l’intera raccolta ha un solo interlocutore: l’amata, di cui -come accade anche per le altri grandi amate della storia della poesia- sappiamo poco: scorgiamo appena il ribelle ondeggiare dei capelli. Ma come tutte le Beatrici, anche questa donna è molto più di un’innamorata: è l’incarnazione stessa dell’amore che sgorga ovunque, indomabile.

Nonostante sia una poesia solitaria, germogliata dalla mancanza dell’amata lontana, non c’è dolore in queste parole. Ma un’ebbrezza di gioia e serenità nel riconoscere la potenza dell’amore sferzante, contro cui non si può, né si deve, lottare. In una sorta di etica naturale, la poetessa ricorda al lettore il rispetto per ogni forma e apparenza in cui il gioco dell’esistenza vuole manifestarsi.

E il proprio dolore scompare di fronte all’immensità del creato. Il corpo partecipa di questa ebbrezza e i sensi tutti esultano, capaci di vibrare alla più piccola apparizione di grazia. La grazia dell’amore di una donna verso una donna, tanto luminoso che, quando tocca il corpo, diventa universale.

È una sensualità che travalica ogni genere e diventa erotismo paesaggistico che freme del vento e dell’onda, e si quieta nella pace lunare «nel blu/lucente d’amore non sopito»; o nella nebbia dove «lente senza fretta/a volte incerte/avvolgiamo la notte».

La poesia di Piccoli ricorda la necessità di custodire preziosamente l’amore e di accogliere le sue infinite forme e bellezze, imprevedibili, spesso nascoste e invisibili agli occhi non pazienti. Ci indica che una è la sola terribile violazione che può distruggere la propria vita: l’indifferenza verso le mutevoli apparizioni dell’amore, un’ignoranza che può diventare fatale… «l’avvoltoio sul comodino» è in agguato. Allora la cecità non avrà altra medicina che trovare occhi nuovi per riconoscere la benedetta sinfonia dell’Amore. Perché quello che è certo, in questo pur continuo mutare di prospettive, è che qui l’Amore non ha le limitate fattezze di un fatto privato, ma diventa il senso, il principio e il motore di ogni esistenza terrestre.

Rosaria Ruffini

Autrice

Serena Piccoli

Serena Piccoli, nata a Padova, poeta e drammaturga, scrive testi teatrali ironici soprattutto su questioni di genere che porta in scena con la propria compagnia La Betonica. E’ coautrice del radio dramma Estman Radiosulla vita degli ex-operai di Marghera, opera presentata alla Biennale Arte 2011 di Venezia e dell’opera After Romeo after Juliet in scena nel novembre 2012 presso il Teatro Due di Parma con la regia di Massimiliano Farau.

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