Donna è

Donna è

Stralcio da Donna è

Manuela salì i gradini come in trance, ma all’improvviso fu folgorata da un pensiero che le irrigidì i muscoli. Se era infatti vero, e al diavolo la modestia era vero, che vestita faceva ancora la sua gran bella figura, sulle cosce e sotto le braccia da qualche tempo era innegabilmente presente quella grande nemica delle donne che si chiama cellulite. Non poteva, non voleva deluderlo proprio al primo incontro! Si domandò se non fosse il caso di addurre una scusa e fare marcia indietro. Ma cosa avrebbe potuto dire per dissuaderlo dal salire in cima alle scale ed entrare nella camera che li attendeva? Tornò col pensiero al mattino e ricordò di aver indossato un bel completino in pizzo, reggiseno e mutandine nere veramente deliziose con tanto di fiocchetto al centro; da quel lato era a posto, ma come l’avrebbe messa con la cellulite? Se fosse stato buio, avrebbe potuto contare sulle ombre della sera sperando nella clemenza delle luci soffuse, ma era pieno pomeriggio e c’era pure il sole. Forse, se ci fossero state delle tende e se le avesse chiuse… No, le tende non costituivano una garanzia, e per di più non era detto che ci fossero. Stava già per cedere le armi a quella mezza disfatta quando proprio una confidenza fattale da Federico le suggerì un piano.

La stanza era arredata con mobili di gran classe, ma Manuela non li notò neppure; doveva concentrarsi al massimo per mettere in atto il proprio disegno. Federico la strinse con ardore baciandola sulla bocca, sul collo, sulle spalle, mentre le sfilava la giacca. “Devo agire in fretta o sarà troppo tardi” si disse quando l’uomo iniziò a slacciarle la camicetta.

«Aspetta un momento, un momento solo» esclamò faticando a staccarsi da lui, ad allentare la stretta con cui la serrava. «Un attimo solo, ti prego… voglio che ti ricordi del mio profumo per ore ancora…» e, così dicendo, con una mossa repentina aprì la borsa e agguantò la boccetta che portava sempre con sé, per un’ultima spruzzata dietro le orecchie e sui polsi appena prima di incontrarlo. Schiacciò il pistoncino tre o quattro volte e fu pronta ad attuare il piano. Si girò di scatto, portò la mano alla fronte di Federico, la fece scendere sino agli occhi e accarezzò palpebre e occhiaie. Un urlò lacerò il silenzio.

«Noooo! Ahi! Aiuto! Che bruciore! Che male! Le lenti a contatto! Ahi…!»

Il disegno era riuscito perfettamente. Il poveretto si scusò e si precipitò in bagno, da cui uscì poco dopo stringendo gli occhi per cercare di vedere… quel poco che sarebbe riuscito a vedere. Non certo la cellulite, con grande soddisfazione di Manuela!